Come capire se il tuo sito è posizionato su Google, in mezz'ora e senza pagare nessuno

Cercarsi su Google non serve a niente: i risultati che vedi tu sono diversi da quelli che vede un potenziale cliente a tre chilometri di distanza. Ecco i cinque controlli che danno una risposta vera, con due strumenti gratuiti.

In breve

  • Gli strumenti servono due, entrambi gratuiti: Google Search Console e PageSpeed Insights
  • Tempo: circa trenta minuti la prima volta, dieci minuti nei controlli successivi
  • I cinque controlli: indicizzazione, parole reali, posizione per dispositivo, Profilo Google, velocità
  • Il numero che conta più di tutti: le ricerche in posizione 11-20, cioè quelle a un passo dalla prima pagina
  • Quello che non conta: cercare il proprio nome su Google e vedersi primi
  • Se preferisci farla fare: la nostra analisi SEO è gratuita e ti resta anche se poi non lavoriamo insieme

Il test che tutti fanno, e che non dice nulla

La verifica più comune è anche la più inutile: aprire Google, cercare il proprio servizio e vedere dove si compare. Il problema è che quel risultato è costruito su misura per te.

Google personalizza i risultati in base alla posizione da cui cerchi, ai siti che hai già visitato e al dispositivo che stai usando. Se hai aperto il tuo sito cento volte, Google lo sa. Se cerchi dalla tua azienda, Google ti mostra i risultati di quel punto esatto sulla mappa. Un potenziale cliente che cerca la stessa cosa da Quartu, da un telefono, senza averti mai visitato, vede una pagina diversa dalla tua.

La finestra in incognito aiuta poco, perché rimuove la cronologia ma non la geolocalizzazione. L'unico modo serio di saperlo è guardare i dati che Google stesso raccoglie sulle persone vere che ti hanno già visto.

I cinque controlli, in ordine

1. Esisti? Verifica di essere indicizzato

Prima di parlare di posizioni, serve sapere quante delle tue pagine Google ha davvero in archivio. Una pagina non indicizzata non è in posizione cento: non esiste proprio.

Il metodo che gira in rete è cercare site:tuosito.it, e dà un'idea approssimativa. Il dato vero sta in Search Console, sezione Pagine, dove trovi il numero esatto di pagine indicizzate e, soprattutto, il motivo per cui le altre non lo sono. I tre motivi che vedrai più spesso vogliono dire cose opposte:

  • Rilevata, attualmente non indicizzata: Google conosce la pagina ma non ha voluto spenderci tempo. È un problema di autorità del dominio, non della pagina. Si risolve con link in entrata, non riscrivendo il testo.
  • Scansionata, attualmente non indicizzata: l'ha letta e ha deciso che non vale. Qui il contenuto c'entra: o è troppo sottile o assomiglia troppo a un'altra tua pagina.
  • Pagina alternativa con tag canonical appropriato: Google ha deciso che un'altra tua pagina dice la stessa cosa meglio. Hai due pagine che competono fra loro.

Questi tre messaggi richiedono tre azioni diverse, e scambiarli è il modo più comune di perdere mesi.

2. Per quali parole compari davvero

Quasi sempre le parole su cui ti trovano non sono quelle che avevi in mente. In Search Console, nel rapporto Prestazioni, trovi l'elenco reale delle ricerche che ti hanno mostrato, con impressioni, clic e posizione.

Ordina per impressioni e guarda le prime venti. Se sono parole che non c'entrano con quello che vendi, il tuo sito sta parlando a un pubblico sbagliato. Se sono quelle giuste ma hai zero clic, il problema non è la pertinenza: è che sei troppo in basso.

Imposta il periodo su tre mesi, non su sette giorni. Sotto i tre mesi i numeri sono troppo piccoli per dire qualcosa.

3. La posizione, letta per quello che è

La posizione media di Search Console inganna più di quanto informi, perché è una media. Una ricerca in cui compari due volte in prima posizione e una volta in cinquantesima ti dà una media di 17, che non corrisponde a niente di reale.

Guarda invece la distribuzione, e cerca una fascia precisa: le ricerche in cui stai fra la posizione 11 e la 20. Sono la seconda pagina, cioè il punto in cui hai già tutto quello che serve e ti manca una spinta. Spostare una ricerca da 14 a 7 produce traffico. Spostarla da 70 a 40 non produce nulla.

Poi separa desktop e mobile, perché spesso raccontano storie diverse. Capita regolarmente di vedere siti con moltissime impressioni da computer e pochissimi clic, e poche impressioni da telefono con un tasso di clic cinque volte più alto. Quando succede vuol dire che il pubblico che converte è mobile e che il sito lo sta intercettando poco.

4. Il Profilo dell'attività su Google

Per chi vende in una zona precisa, questo conta più del sito. Il riquadro con la mappa e i tre risultati sta sopra tutto il resto e si prende una fetta enorme dei clic.

Dentro il Profilo, nella sezione delle statistiche, vedi con quali parole ti hanno trovato e se la gente è arrivata cercando il tuo nome oppure una categoria. La differenza è tutta lì: se ti trovano solo per nome, stai raccogliendo persone che già ti conoscono, e di nuovi clienti non ne arriva nessuno.

Controlla anche le tre cose che fanno sparire un profilo dai risultati: la categoria principale sbagliata, gli orari non aggiornati e le recensioni senza risposta. Ne abbiamo parlato nella guida sul posizionamento locale su Google.

5. La velocità, con il dato giusto

Apri PageSpeed Insights e incolla l'indirizzo. Lo strumento ti dà due blocchi, e confonderli è un classico.

In alto ci sono i dati di campo, raccolti dagli utenti reali degli ultimi 28 giorni: sono quelli che Google usa. Sotto ci sono i dati di laboratorio, cioè un test simulato fatto in quel momento: servono a capire cosa correggere, ma non sono il tuo voto. Se il sito ha poco traffico i dati di campo non compaiono affatto, e in quel caso nessuno dei due blocchi ti sta giudicando.

Le soglie sono tre: contenuto principale visibile entro 2,5 secondi, reattività al clic sotto 200 millisecondi, stabilità visiva sotto 0,1. Se sfori, la guida sulle cause di un sito WordPress lento le elenca in ordine di quanto pesano.

Tre errori che falsano tutta la lettura

Guardare sette giorni. Con pochi dati, una giornata storta sposta la media del venti per cento. Tre mesi è il minimo.

Contare le impressioni come se fossero visite. Un'impressione vuol dire che il tuo link era in quella pagina di risultati, anche al novantesimo posto, dove nessuno scorre. Diecimila impressioni a posizione 60 valgono meno di cento impressioni a posizione 5.

Tenere dentro le ricerche del proprio nome. Chi cerca il nome della tua azienda ti avrebbe trovato comunque. Vanno tolte dal conteggio, altrimenti i numeri sembrano migliori di come sono. Il filtro si imposta in due clic nel rapporto Prestazioni.

Quando i dati dicono che il problema non è la SEO

Capita spesso, ed è il motivo per cui l'analisi va fatta prima di comprare qualsiasi cosa. Ci sono tre esiti possibili, e due su tre non si risolvono con la SEO.

Impressioni basse e posizioni alte. Sei messo bene su ricerche che non cerca nessuno. Serve lavorare sulle parole, non sulla tecnica.

Impressioni alte e clic a zero. Compari ma troppo in basso, oppure il titolo nei risultati non invoglia. Qui la SEO serve davvero.

Clic normali e nessun contatto. Le persone arrivano e se ne vanno. Il problema sta nella pagina, in quello che trovano e in quanto è chiaro cosa devono fare. Nessuna ottimizzazione per i motori lo risolve, e ne abbiamo scritto in perché il tuo sito non porta clienti.

Un fornitore serio guarda questi tre scenari prima di proporti un canone mensile.

Farla da soli o farla fare

I cinque controlli qui sopra li fa chiunque abbia mezz'ora e un po' di pazienza, e consigliamo di farli: chi guarda i propri dati almeno una volta diventa molto più difficile da raggirare.

Quello che un'analisi professionale aggiunge è il confronto con i concorrenti diretti nella tua zona, l'esame tecnico di quello che frena il sito e un ordine di priorità. Sapere che hai nove problemi non serve a niente. Sapere quale dei nove, se risolto per primo, sposta i numeri, è l'unica cosa che conta.

La nostra analisi è gratuita. Guardiamo indicizzazione, ricerche reali, Profilo Google, velocità e i concorrenti della tua zona, e ti mandiamo i problemi in ordine di priorità con una stima di cosa è realistico migliorare. Resta tua anche se poi decidi di non proseguire. Se poi vuoi capire quanto costa un lavoro continuativo, i numeri di mercato li trovi in quanto costa la SEO nel 2026.

Domande frequenti

Ogni quanto conviene controllare il posizionamento?

Una volta al mese è sufficiente, e guardando sempre una finestra di tre mesi. Controllare ogni giorno porta solo a reagire a oscillazioni normali. La SEO si muove su settimane, non su ore.

Search Console è gratuita davvero?

Sì, è uno strumento gratuito di Google e serve solo verificare di essere il proprietario del sito, con un file da caricare o un record DNS. Se il sito te lo ha fatto qualcun altro, probabilmente l'accesso esiste già e basta farselo condividere.

Il mio sito è nuovo e non vedo nessun dato. È un problema?

No, è normale. Un dominio appena pubblicato ha bisogno di settimane prima di accumulare dati sufficienti, e i dati di campo di PageSpeed richiedono un minimo di traffico reale per comparire. Nei primi due o tre mesi guarda l'indicizzazione, non le posizioni.

Cosa significa posizione media 25?

Che in media compari a metà della terza pagina, dove il traffico è vicino allo zero. Ma essendo una media va aperta: spesso dentro un 25 ci sono alcune ricerche in posizione 8 che già portano visite e molte in posizione 60 che non porteranno mai nulla. Le prime sono quelle su cui lavorare.

Serve pagare uno strumento a pagamento per analizzare il sito?

Per capire come stai, no: Search Console e PageSpeed bastano e sono più affidabili, perché contengono i dati veri di Google invece che stime. Gli strumenti a pagamento servono per analizzare i concorrenti e i link, che sono dati che Google non ti dà. È lavoro da consulente, non da titolare d'azienda.

Da dove partire

Se non hai mai aperto Search Console, parti da lì: verifica la proprietà del sito e guarda la sezione Pagine. Scoprire quante delle tue pagine Google non ha indicizzato è di solito il momento in cui si capisce che il problema era un altro rispetto a quello che si pensava.

Se preferisci che la guardiamo noi, lavoriamo con attività di Cagliari e di tutta la Sardegna, in presenza nella città metropolitana e da remoto per il resto. L'analisi non costa nulla e il preventivo, se serve, arriva scritto entro 24 ore.

Se ti interessa anche comparire nelle risposte di ChatGPT e delle AI di Google, i controlli in più li trovi nella guida sulla GEO.

Marco Cabras, autore dell'articolo

Scritto da

Marco Cabras

Full stack developer e fondatore di GlintLab, web agency a Cagliari. Da 10 anni sviluppa siti web, e-commerce e software su misura per piccole e medie imprese, con un principio fisso: la tecnologia non è mai il punto di partenza, il punto di partenza è l'obiettivo del cliente.

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