GEO: come farsi trovare da ChatGPT, Gemini e dalle risposte AI di Google

A maggio 2026 Google ha pubblicato la sua guida ufficiale su come comparire nelle risposte generate dall'intelligenza artificiale. Il messaggio principale è che la GEO è ancora SEO. Ecco cosa conta davvero per un'attività locale, cosa puoi ignorare e come capire se le AI ti citano.

In breve

  • GEO sta per Generative Engine Optimization: il lavoro che serve per comparire come fonte nelle risposte di ChatGPT, Gemini e delle AI Overviews di Google
  • Per Google la GEO è SEO: lo scrive nella sua guida ufficiale di maggio 2026, perché le risposte generate pescano dallo stesso indice e dagli stessi sistemi di ranking della ricerca normale
  • Il requisito minimo: la pagina deve essere indicizzata su Google e, per ChatGPT, il sito non deve bloccare il crawler OAI-SearchBot
  • Cosa puoi ignorare: il file llms.txt, il markup "speciale per le AI", i testi spezzettati e le menzioni comprate
  • Cosa conta per un'attività locale: pagine chiare su servizi, zone e prezzi, un Profilo Google curato e recensioni vere
  • Quanto costa: da noi è compresa nella consulenza SEO, 250 euro al mese a listino, 175 con la promo riservata alle prime 10 attività fino al 31 dicembre 2026

Cos'è la GEO, senza giri di parole

Fino a poco tempo fa la domanda era una sola: in che posizione compare il mio sito su Google? Oggi una parte delle ricerche si chiude prima di arrivare ai risultati. La persona legge il riquadro scritto dall'intelligenza artificiale in cima alla pagina, oppure chiede direttamente a ChatGPT o a Gemini chi può rifarle il sito a Cagliari o quale commercialista scegliere a Sassari.

In quelle risposte i link sono pochi, di solito raccolti in un riquadro laterale o in fondo al testo. La GEO è il lavoro che serve per essere uno di quei link. A volte la trovi chiamata AEO, Answer Engine Optimization: i due nomi indicano la stessa cosa.

Rispetto alla ricerca classica lo spazio è più stretto. Nella pagina dei risultati ci sono dieci link e la mappa con tre attività. In una risposta generata le fonti citate sono una manciata, e chi resta fuori, per quella persona, non esiste.

Cosa ha scritto Google, nero su bianco

A maggio 2026 Google ha pubblicato su Search Central una guida dedicata all'ottimizzazione per le sue funzioni di intelligenza artificiale generativa. È il documento più utile uscito finora sull'argomento, perché viene da chi le risposte le costruisce. Il passaggio chiave è questo: per Google ottimizzare per la ricerca generativa vuol dire ottimizzare per la ricerca, quindi è ancora SEO.

Il motivo è tecnico. Le AI Overviews e la modalità AI lavorano in due tempi:

  • Recupero delle pagine dall'indice: prima di scrivere, il modello chiede ai normali sistemi di ranking di Google le pagine più pertinenti e aggiornate, costruisce la risposta appoggiandosi a quelle e le mostra come link
  • Ricerche a ventaglio: il modello scompone la domanda in più ricerche collegate e le lancia tutte insieme. Chi chiede come scegliere una web agency a Cagliari fa partire, senza saperlo, anche ricerche su prezzi, tempi, recensioni e lavori fatti

Tradotto: se il tuo sito non è indicizzato, o è lontano dai primi risultati sugli argomenti che contano, le AI di Google non hanno modo di arrivarci. Non esiste una porta laterale.

Le ricerche a ventaglio però cambiano una cosa rispetto alla SEO di qualche anno fa. Una risposta generata può citare una pagina che risponde bene a una delle domande secondarie, anche se quella pagina non è prima per la domanda principale. Le pagine che spiegano con chiarezza prezzi, tempi, zone servite e modo di lavorare hanno quindi più occasioni di essere scelte.

Un dato aiuta a capire quanto il terreno sia mobile: secondo uno studio di Ahrefs di dicembre 2025, le AI Overviews e la modalità AI citano le stesse fonti solo nel 13,7% dei casi. Anche dentro Google, due funzioni diverse scelgono fonti diverse.

E ChatGPT? E Gemini?

ChatGPT

OpenAI lo dice in modo esplicito nella documentazione rivolta ai siti: qualsiasi sito pubblico può comparire nelle risposte di ChatGPT quando la ricerca è attiva. La condizione tecnica è non bloccare OAI-SearchBot, il programma con cui OpenAI legge le pagine da mostrare nelle risposte. Se il robots.txt lo esclude, il sito resta fuori dalle risposte generate.

Da non confondere con GPTBot, che raccoglie testi per addestrare i modelli. Sono due impostazioni indipendenti: puoi negare l'addestramento e restare visibile nelle risposte.

Per cercare sul web ChatGPT si appoggia anche a motori esterni, tra cui Bing. Ecco perché una cosa che molti siti italiani trascurano, la presenza su Bing, oggi conta più di prima.

Gemini

Gemini usa la ricerca Google per le informazioni aggiornate, quindi valgono le regole viste sopra. Per le attività locali c'è un elemento in più: Google sta portando Gemini dentro Maps, con risposte costruite a partire dai dati dei profili delle attività e dalle recensioni. Al lancio, a marzo 2026, la funzione è partita negli Stati Uniti e in India, ma la direzione è chiara. La stessa guida di Google indica il Profilo dell'attività come uno degli strumenti per comparire nelle risposte AI che riguardano attività locali, e come curarlo lo trovi nella guida sul posizionamento locale su Google.

I sette controlli che contano davvero

1. Le pagine sono indicizzate

È il primo requisito che Google mette nero su bianco: per comparire nelle funzioni AI una pagina deve essere indicizzata e idonea a essere mostrata con uno snippet nei risultati. In Search Console, sezione Pagine, trovi quali pagine sono dentro e perché le altre no. Come leggere quei messaggi lo abbiamo spiegato nella guida su come verificare il posizionamento del sito.

2. Il sito non è escluso dalle funzioni AI

Nella guida Google precisa che, oltre ai requisiti tecnici, il sito deve risultare incluso nelle funzioni di intelligenza artificiale generativa dalle impostazioni di Search Console. Di norma lo è. Vale la pena controllare che nessuno lo abbia escluso.

3. Il robots.txt lascia passare chi deve passare

Apri tuosito.it/robots.txt. Se trovi righe che escludono OAI-SearchBot o Bingbot, per ChatGPT il tuo sito è invisibile. Capita più spesso di quanto si pensi: alcuni plugin di sicurezza per WordPress e alcuni servizi di protezione hanno un'opzione per bloccare in un colpo solo tutti i bot delle intelligenze artificiali. Se è attiva, controlla cosa esclude.

4. Il sito esiste anche per Bing

Bing Webmaster Tools è gratuito e permette di importare il sito da Search Console in pochi minuti, sitemap compresa. È un lavoro da dieci minuti che apre un canale in più verso ChatGPT e verso Copilot, l'assistente di Microsoft.

5. Le risposte che cercano i clienti sono scritte sul sito

Sembra ovvio. Eppure un'intelligenza artificiale può citare solo quello che trova scritto, e molti siti di piccole imprese non scrivono le cose che i clienti chiedono. Se il tuo sito parla di "soluzioni su misura per ogni esigenza" e non dice quanto costa un intervento, in quali comuni lavori e in quanto tempo consegni, la risposta verrà presa da qualcun altro.

Google, nella stessa guida, insiste sui contenuti che chiama non commodity: testi che portano un'esperienza diretta invece di ripetere quello che si trova ovunque. Per un'attività locale l'esperienza diretta è facile da mettere per iscritto: i prezzi reali, i tempi reali, i problemi che vedi ogni settimana, i lavori fatti. Nessun concorrente può copiarla.

Non serve invece riscrivere i testi "per le AI" o spezzarli in frammenti corti. Google scrive che i suoi sistemi capiscono pagine che trattano più argomenti e mostrano la parte pertinente.

6. I dati dell'attività sono uguali ovunque

Nome, indirizzo, telefono e categoria devono coincidere sul sito, sul Profilo Google, sulle directory e sui social. Quando le fonti si contraddicono diventa più difficile capire quale informazione sia quella giusta, per un motore di ricerca come per un cliente. I dati strutturati Schema.org aiutano a dichiarare queste informazioni in modo ordinato, ma Google precisa che non sono obbligatori per le funzioni AI e che non esiste un markup speciale da aggiungere.

7. Recensioni e menzioni vere

Le risposte generate riportano spesso quello che si dice di un'attività in giro per il web: recensioni, articoli, discussioni. Google mette in guardia dal cercare menzioni costruite a tavolino, perché i suoi sistemi antispam valgono anche per le risposte AI. Funziona il lavoro lento: chiedere la recensione a ogni cliente soddisfatto, rispondere a tutte, farsi citare da una testata locale o da un'associazione di categoria quando c'è un motivo vero per farlo.

Cosa puoi tranquillamente ignorare

Il file llms.txt. È un file di testo che riassume il sito per i modelli linguistici. Google scrive che la sua ricerca non lo usa, e che non aiuta né danneggia la visibilità. Secondo un'analisi di Ahrefs, a maggio 2026 il 97% dei file llms.txt pubblicati non ha ricevuto nemmeno una richiesta. Noi lo teniamo su glintlab.it perché costa pochi minuti e qualche strumento per sviluppatori lo legge, ma non lo vendiamo come leva di posizionamento.

Il markup "per le AI". Non esiste uno Schema.org speciale per comparire nelle risposte generate. I dati strutturati restano utili per i risultati arricchiti di Google, e basta.

Una pagina per ogni variante della domanda. Creare decine di pagine quasi uguali per intercettare ogni modo di porre la stessa domanda, scrive Google, viola le sue regole contro i contenuti prodotti in serie. E non funziona nemmeno.

Gli strumenti che promettono la posizione in ChatGPT. Google ricorda che nessuno strumento esterno ha accesso ai suoi sistemi interni. Chi ti garantisce una citazione fissa nelle risposte di un'intelligenza artificiale sta vendendo qualcosa che non controlla.

Come capire se le AI ti citano

Qui serve onestà: la misurazione è ancora imperfetta, e un grafico preciso delle "citazioni AI" è quasi sempre una stima.

  • Search Console: Google ha introdotto un rapporto dedicato alle prestazioni nelle funzioni di intelligenza artificiale generativa. Mostra le impressioni per pagina, paese e dispositivo, per ora senza i clic, e arriva sugli account in modo graduale, quindi potresti non vederlo ancora
  • Google Analytics: le visite che arrivano da ChatGPT portano il parametro utm_source=chatgpt.com e si isolano con un filtro. Tra le sorgenti di traffico puoi cercare anche gemini.google.com, copilot.microsoft.com e perplexity.ai
  • La prova a mano: una volta al mese fai a ChatGPT, con la ricerca attiva, e alla modalità AI di Google le tre o quattro domande che farebbe un tuo cliente, e annota quali fonti vengono citate. Le risposte cambiano da persona a persona e da un giorno all'altro, quindi conta la tendenza, non il singolo risultato

Perché in Sardegna conviene muoversi adesso

Una risposta generata su un elettricista a Oristano ha bisogno di fonti che parlino di elettricisti a Oristano. In molte zone dell'isola quelle fonti sono poche: qualche profilo Google, un paio di directory, pochissimi siti che scrivono per bene servizi, zone e prezzi. È lo stesso vantaggio che c'è nella SEO locale, con una differenza: nelle risposte delle AI i posti disponibili sono ancora meno, e chi li occupa per primo con contenuti chiari parte avanti.

Quanto costa e cosa facciamo noi

Da noi la GEO non è un servizio a parte, per una scelta precisa: dopo quello che ha scritto Google, venderla separata vorrebbe dire far pagare due volte lo stesso lavoro. È compresa nella consulenza SEO, che a listino costa 250 euro al mese. Con la Promo Ripartenza Autunno, riservata alle prime 10 attività e valida fino al 31 dicembre 2026, il canone scende a 175 euro al mese, bloccato per 12 mesi e senza vincoli contrattuali.

Sul fronte AI, dentro il canone facciamo i sette controlli di questo articolo, teniamo aggiornati sito e Profilo Google con le informazioni che i clienti chiedono davvero e misuriamo ogni mese il traffico che arriva dalle intelligenze artificiali. L'analisi iniziale è gratuita e comprende la verifica di indicizzazione, robots.txt e presenza su Bing.

Domande frequenti

GEO e SEO sono la stessa cosa?

Per Google sì: la sua guida ufficiale dice che ottimizzare per la ricerca generativa è ancora SEO, perché le risposte delle AI si basano sugli stessi sistemi di ranking. La differenza sta in qualche controllo in più che riguarda gli altri sistemi, come l'accesso del crawler di ChatGPT e la presenza su Bing, e nel modo di misurare i risultati.

Il file llms.txt serve per comparire su ChatGPT?

Non ci sono prove che serva. Google ha scritto che la sua ricerca lo ignora, e OpenAI nella documentazione per i siti parla di robots.txt e del crawler OAI-SearchBot, non di llms.txt. Per comparire nelle risposte di ChatGPT conta che quel crawler possa leggere il sito.

Quanto tempo serve per essere citati dalle AI?

Gli stessi tempi della SEO, perché la base è la stessa: sulle ricerche locali con poca concorrenza i primi movimenti si vedono in 60-90 giorni, su quelle più competitive servono 6-12 mesi. Le modifiche al robots.txt invece vengono recepite da ChatGPT in circa 24 ore, secondo OpenAI.

Si può pagare per comparire nelle risposte di ChatGPT o di Google?

No. Le fonti citate nelle risposte generate non si comprano. Quando una piattaforma mostra annunci li tiene separati e segnalati come sponsorizzati, e chi ti promette una citazione garantita sta vendendo qualcosa che non controlla.

Devo bloccare le AI per proteggere i miei testi?

Dipende da cosa vuoi ottenere. Bloccare GPTBot impedisce di usare i tuoi testi per addestrare i modelli di OpenAI, ma non toglie il sito dalle risposte di ChatGPT. Bloccare OAI-SearchBot invece sì. Per un'attività che vive di clienti locali, essere citata conta quasi sempre di più.

Da dove partire

Apri il robots.txt del tuo sito e la sezione Pagine di Search Console: sono due controlli da cinque minuti che dicono subito se le AI possono leggerti. Se preferisci che li facciamo noi, lavoriamo con attività di Cagliari e di tutta la Sardegna, in presenza nella città metropolitana e da remoto per il resto, e il preventivo, se serve, arriva scritto entro 24 ore.

Marco Cabras, autore dell'articolo

Scritto da

Marco Cabras

Full stack developer e fondatore di GlintLab, web agency a Cagliari. Da 10 anni sviluppa siti web, e-commerce e software su misura per piccole e medie imprese, con un principio fisso: la tecnologia non è mai il punto di partenza, il punto di partenza è l'obiettivo del cliente.

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