In breve
- E-commerce professionale su WooCommerce: da 1.600 euro
- Costi fissi annuali con WooCommerce: 100-250 euro tra dominio e hosting
- Shopify: nessun costo di piattaforma iniziale, ma da circa 30 euro al mese di canone
- Commissioni sui pagamenti: 1,5-3% per transazione, su entrambe le piattaforme
- Marketplace come Amazon o Etsy: 6-20% di commissione, e il cliente resta loro
- Tempi di realizzazione: 4-6 settimane, se le schede prodotto arrivano in tempo
- Punto di pareggio tipico: 120 ordini con margine di 15 euro, 45 ordini con margine di 40
Il preventivo è la parte facile. La parte che decide se l'e-commerce guadagna sono i conti sul margine per ordine e, se spedisci dalla Sardegna, il costo del trasporto. Vediamoli entrambi.
Cosa determina davvero il prezzo
Un e-commerce non è un sito con dei prodotti dentro. È un sito che deve gestire denaro, magazzino e spedizioni senza sbagliare, e ogni pezzo di quella catena costa lavoro.
Il numero di prodotti conta meno di quanto pensi. Caricare cinquanta articoli o cinquecento cambia poco, se hanno la stessa struttura: si importa un file e si popolano le schede. Quello che cambia il prezzo sono le varianti. Una maglietta in cinque taglie e tre colori sono quindici combinazioni con quindici disponibilità di magazzino da tenere allineate. Se poi il prezzo cambia in base alla variante, la complessità sale ancora.
Le spedizioni sono la voce più sottovalutata. Tariffa fissa, calcolo a peso, soglia di spedizione gratuita, zone diverse per isole ed estero, ritiro in negozio: ogni regola in più è configurazione, e il momento in cui un cliente scopre al checkout un costo che non si aspettava è il momento in cui abbandona il carrello.
Le integrazioni sono la voce che si aggiunge dopo, e costa il doppio. Collegare il negozio al gestionale, alla fatturazione elettronica, al corriere per generare le etichette, a un sistema di email automatiche: se lo prevedi dall'inizio è lavoro pianificato, se lo aggiungi a negozio avviato spesso significa rimettere mano a cose già fatte.
Le schede prodotto sono la voce che non fa il fornitore. Fotografie decenti, descrizioni che non siano copiate dal catalogo del produttore, misure, materiali. È la parte che fa la differenza tra comparire su Google e non comparire, ed è quasi sempre il motivo per cui un progetto si blocca per settimane.
I costi, tutti in fila
WooCommerce, da 1.600 euro. È la piattaforma su cui lavoriamo più spesso per le PMI. Il negozio è tuo: nessun canone obbligatorio per continuare a usarlo, nessuna commissione della piattaforma sulle vendite, libertà completa di personalizzare. In cambio hai la responsabilità degli aggiornamenti, che si può affidare a chi te lo ha costruito oppure gestire in autonomia.
Costi ricorrenti reali: dominio circa 15 euro l'anno, hosting adeguato a un negozio 100-200 euro l'anno. Sotto quella cifra si trovano hosting condivisi che con un catalogo vero diventano lenti, e su un e-commerce la lentezza si traduce direttamente in carrelli abbandonati.
Shopify, da circa 30 euro al mese. Non paghi la piattaforma in partenza ma paghi il canone per sempre, e alcune funzioni arrivano da applicazioni con abbonamenti propri, che si sommano. In compenso non pensi a hosting, sicurezza e aggiornamenti. Ha senso se vuoi partire in fretta e la gestione tecnica non ti interessa. Resta il punto: il negozio vive su una piattaforma che non controlli, e le sue regole possono cambiare.
Le commissioni sui pagamenti ci sono comunque, su qualsiasi piattaforma: i gateway trattengono tipicamente tra l'1,5 e il 3 per cento per transazione. Su cento euro di scontrino sono uno e mezzo o tre euro che non vedrai mai, e vanno tolti dal margine prima di fare qualsiasi calcolo.
Se vuoi il quadro completo dei prezzi di tutti i tipi di sito, lo trovi in quanto costa un sito web nel 2026.
Il calcolo che nessuno fa prima di aprire
Qui sta la differenza tra un e-commerce che porta soldi e uno che diventa un impegno costoso.
Prendi il margine netto reale su un ordine medio: prezzo di vendita, meno costo del prodotto, meno commissione del pagamento, meno il costo della spedizione che non hai scaricato sul cliente, meno il tempo che impieghi a preparare il pacco.
Con un investimento iniziale di 1.600 euro e 200 euro l'anno di costi fissi, il primo anno ti costa 1.800 euro.
- Margine di 15 euro a ordine: servono 120 ordini, cioè dieci al mese
- Margine di 40 euro a ordine: ne bastano 45, meno di quattro al mese
- Margine di 5 euro a ordine: ne servono 360, uno al giorno
Il terzo caso è quello in cui l'e-commerce non ha senso, e va detto prima di costruirlo. Se vendi prodotti a basso margine e basso scontrino, il canale online ti costa più di quanto rende, a meno che tu non alzi lo scontrino medio con confezioni multiple o abbonamenti.
C'è poi una seconda soglia che quasi nessuno considera: il tempo. Preparare, imballare e spedire un pacco richiede in media dai dieci ai quindici minuti. A cinquanta ordini al mese sono due giornate di lavoro. Se quelle ore le togli alla produzione, il conto va rifatto.
Vendere dalla Sardegna: il fattore che cambia i numeri
Questa è la parte che i preventivi delle agenzie non nominano mai, e che invece decide l'esito del progetto per chi sta sull'isola.
La spedizione dall'isola costa di più. Molti corrieri applicano un supplemento per le isole e i tempi di consegna sono più lunghi di uno o due giorni. Non è un dettaglio: è una voce di costo fissa su ogni singolo ordine, e va decisa in anticipo. Le tre strade sono includerla nel prezzo di vendita, applicare una soglia di spedizione gratuita che alzi lo scontrino medio, oppure mostrarla in chiaro fin dalla scheda prodotto. Quella che non funziona è farla comparire a sorpresa al checkout.
Il peso e il valore decidono tutto. Sui prodotti leggeri e ad alto valore unitario, gioielli in filigrana, coltelleria (qui trovi una resolza di Pattada da smontare pezzo per pezzo in 3D), cosmetica, spezie, l'incidenza del trasporto è trascurabile e la Sardegna non è uno svantaggio. Sui prodotti pesanti e a basso margine, come le bottiglie, l'incidenza diventa il problema principale del modello: sei bottiglie di vino pesano dieci chili, e su una cassa da cinquanta euro il trasporto può prendersi tutto il guadagno.
Il vantaggio, però, esiste ed è grosso. Il prodotto sardo ha un pubblico che lo cerca per nome fuori dall'isola: emigrati, turisti che vogliono ritrovare quello che hanno assaggiato in vacanza, appassionati e collezionisti. È una domanda che nessun negozio fisico locale può intercettare, e che oggi finisce quasi tutta nelle mani di rivenditori e marketplace. Chi vende diretto recupera quel margine e, soprattutto, si costruisce un elenco di clienti che sono suoi.
Su un prodotto di punta che vive di dettagli, mostrarlo in tre dimensioni sulla scheda cambia il modo in cui viene percepito il prezzo: le due esperienze complete sono sulla pagina dei siti web 3D, e insieme all'e-commerce partono da 3.000 € invece di 3.600 €.
Sito tuo o marketplace?
La domanda arriva sempre, e la risposta onesta è che non sono alternative.
I marketplace portano traffico che tu non hai. In cambio trattengono commissioni che vanno dal 6 al 20 per cento a seconda della piattaforma e della categoria, ti mettono accanto a concorrenti che vendono lo stesso prodotto a meno, e soprattutto tengono per sé il cliente: chi ha comprato è un cliente loro, non tuo, e tu non hai il suo contatto per fargli sapere che è uscito un prodotto nuovo.
La combinazione che funziona per la maggior parte delle piccole produzioni è usare il marketplace come vetrina per farsi scoprire, e il proprio sito come casa dove far tornare chi ha già comprato, con il margine intero e il rapporto diretto. Nel pacco che spedisci dal marketplace ci metti un biglietto con il tuo sito: costa dieci centesimi ed è il modo più economico che esista per spostare un cliente da un canale all'altro.
Cinque errori che costano più del sito
1. Aprire senza aver fatto il conto del margine. È l'errore che rende inutile tutto il resto.
2. Nascondere le spese di spedizione fino al checkout. È la causa numero uno di carrello abbandonato, ed è gratis da risolvere: basta dirlo prima.
3. Copiare le descrizioni dal catalogo del fornitore. Se il tuo testo è identico a quello di altri trenta rivenditori, Google non ha motivo di mostrare te. Le schede prodotto scritte da zero sono la parte più noiosa e la più redditizia.
4. Fotografie fatte col telefono su un tavolo disordinato. Online la foto è il prodotto. Su un catalogo piccolo, una giornata di fotografo si ripaga in fretta. Quando il valore sta in dettagli che nessuna fotografia restituisce, il passo successivo è la scena tridimensionale: prezzi e casi in cui ha senso in quanto costa un sito web 3D.
5. Pensare che il traffico arrivi da solo. Un e-commerce nuovo è invisibile finché non lavori sul posizionamento. Le schede prodotto ottimizzate sono la base, il resto è lavoro di SEO continuativo.
Quanto tempo serve
Da quattro a sei settimane per un negozio con un catalogo ordinato e i contenuti pronti. La configurazione tecnica, i pagamenti e le spedizioni sono la parte prevedibile e occupano due o tre settimane.
Il resto dipende da te: fotografie, descrizioni, prezzi, disponibilità. È qui che i progetti si fermano, e nessuna agenzia può inventarsi il tuo catalogo. Se hai già un file con prodotti, prezzi e immagini, i tempi si accorciano di molto.
Domande frequenti
Meglio WooCommerce o Shopify?
WooCommerce conviene se vuoi il pieno controllo, nessun canone obbligatorio e la massima libertà di personalizzazione: è la scelta giusta per la maggior parte delle PMI, e il negozio resta tuo. Shopify conviene se vuoi la semplicità assoluta e non vuoi occuparti di hosting e aggiornamenti, accettando un canone mensile e commissioni aggiuntive. La domanda giusta non è quale sia migliore, ma quanto tempo vuoi dedicare tu alla gestione.
Quanto costa mantenere un e-commerce ogni anno?
Con WooCommerce i costi fissi sono dominio e hosting, in genere 100-250 euro l'anno per un negozio piccolo, più eventuali servizi accessori. Con Shopify il piano base parte da circa 30 euro al mese, quindi circa 360 euro l'anno. A questi si aggiungono in entrambi i casi le commissioni dei gateway di pagamento, tipicamente tra l'1,5 e il 3 per cento per transazione.
Con quanti ordini al mese un e-commerce si ripaga?
Dipende dal margine unitario. Con un margine netto di 15 euro a ordine e un investimento iniziale di 1.600 euro più 200 euro l'anno di costi fissi, servono circa 120 ordini per rientrare: dieci al mese in un anno. Con un margine di 40 euro ne bastano 45. È il calcolo da fare prima di aprire, non dopo.
Spedire dalla Sardegna costa di più?
Sì, e va messo a preventivo dall'inizio. Molti corrieri applicano un supplemento per le isole e i tempi di consegna sono più lunghi di uno o due giorni rispetto alla penisola. Sui prodotti leggeri e ad alto valore, come gioielli, coltelleria o cosmetica, l'incidenza è trascurabile. Sui prodotti pesanti e a basso margine può azzerare il guadagno.
Conviene di più vendere su Amazon o Etsy invece che con un sito mio?
I marketplace portano traffico che tu non hai, ma trattengono commissioni tra il 6 e il 20 per cento e soprattutto tengono per sé il rapporto con il cliente: chi ha comprato non è tuo, è loro. La strategia che funziona per la maggior parte delle PMI è usarli come vetrina per farsi conoscere e portare i clienti abituali sul proprio sito, dove il margine resta intero.
Da dove partire
Se stai valutando di vendere online, il primo passo non è scegliere la piattaforma: è fare il conto del margine per ordine e capire quanti ordini servono per rientrare. Se il numero è raggiungibile, allora ha senso parlare di WooCommerce o Shopify.
Il nostro servizio di creazione e-commerce parte da 1.600 euro, con pagamento suddiviso per fasi di consegna. La prima chiacchierata è gratuita e serve esattamente a fare quel conto insieme: se i numeri non tornano, te lo diciamo prima di scrivere il preventivo.



